“Il nostro più che un popolo è una collezione. Ma quando scocca l’ora del pranzo, seduti davanti a un piatto di spaghetti, gli abitanti della Penisola si riconoscono italiani… Neanche il servizio militare, neanche il suffragio universale (non parliamo del dovere fiscale) esercitano un uguale potere unificante. L’unità d’Italia, sognata dai padri del Risorgimento, oggi si chiama pastasciutta”

  (C. Marchi, Quando siamo a tavola, Rizzoli, 1990)

Con questa bellissima citazione oggi voglio parlarvi di un alimento molto apprezzato in Italia, così come in tutto il mondo: la pasta. 

E’ un prodotto a base di farina di diversa estrazione, tipico delle varie cucine regionali italiane, divisa in piccole forme regolari destinate alla cottura in acqua bollente e sale o con calore umido e salato.

Le origini della pasta sono molto antiche. 

 Il vocabolo latino “pasta” deriva dal termine păstam e dal sinonimo greco πάστα (pàsta-ein), col significato di “ammasso di farina con salsa o condimento”, derivante a sua volta dal verbo pássein, cioè impastare. Questo termine comincia ad essere impiegato in Italia a partire dall’anno 1051 circa, anche se a cercare le origini della pasta, chiamata con altri nomi, si può tornare indietro fin quasi all’età neoltitica (circa 8.000 a.C) quando l’uomo cominciò la coltivazione dei cereali che ben presto imparò a macinare, impastare con acqua, cuocere e, durante il Medioevo italiano, seccarne il prodotto al sole, per poterlo conservare più a lungo. Era un cibo diffuso principalmente nelle zone del bacino del Mediterraneo.

La più importante novità del Medioevo per la costituzione della moderna categoria di pasta, fu l’introduzione e l’invenzione di un nuovo metodo di cottura e di nuovi formati. Nacquero in Italia le prime paste forate soprattutto nel Centro-Sud, come rigatoni (o maccheroni), penne e bucatini, e quelle ripiene, maggiormente nel Centro-Nord, come tortellini, ravioli e agnolotti, seguiti sempre al Nord e in parte del Centro dall’avvento della pasta fresca all’uovo. L’importante invenzione della pasta secca a lunga conservazione (o pastasciutta), è attribuita storicamente agli abitanti della Sicilia medievale musulmana, che bisognosi di provviste da vendere ai mercanti arabi e berberi che effettuavano lunghi spostamenti nel deserto, svilupparono metodi efficaci di essiccazione all’aria aperta, spesso usati in precedenza per alimenti simili alla pasta anche dalle popolazioni islamiche del Medio Oriente, ma perfezionati dai siciliani ai tempi dell’Emirato di Sicilia. 

Attualmente in Italia sono in commercio circa 200 formati di pasta.

Gli spaghetti sono il formato più consumato dagli italiani infatti, oltre a essere presenti nelle tradizioni culinarie di nord, Centro e Sud Italia, sono anche il formato che più rappresenta la pasta italiana e in generale la cultura alimentare italiana nel mondo.

La pasta è considerata dal popolo italiano, oltre che un alimento, un elemento di unione condiviso in tutta l’Italia: essa è parte integrante della vita, della cultura popolare (semplice ma tradizionale) di tutti gli italiani, non solo della loro cucina, ma della loro stessa essenza, da sempre. Gli ambienti, i fenomeni e le atmosfere che girano e si creano intorno a un piatto di pasta, entreranno nell’immaginario collettivo riguardante l’italiano medio in tutta Europa e nel mondo intero, prima nella letteratura e nella musica durante il medioevo, poi nell’Opera e nel teatro del periodo rinascimentale e, infine, nel cinema, offrendo lo spunto per molti capolavori di fama internazionale, che sono da sempre parte dell’italianità.