Per chiunque studi musica nel mondo, è impossibile non utilizzare conoscenze Italiane. Fu infatti Guido di Arezzo, il più rivoluzionario teorico della musica. Egli intorno all’anno Mille denominò le note come oggi le conosciamo (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si), sula base di un inno a San Giovanni, l’allora patrono della musica. Inoltre ideò il modo oggi utilizzato di scrivere le note su righe inventando il tetragramma, composto da solo 4 righe.

 Fu invece Ugolino da Orvieto che nel XV secolo inventò il moderno pentagramma, usato ancora oggi.
Anche la lingua Italiana è enormemente importante nella musica classica, infatti tutt’oggi molte diciture stilistiche, ritmiche e dinamiche vengono scritte in Italiano negli spartiti di tutto il mondo. Agli odierni alunni di lirica viene insegnata la lingua italiana in primis. Questa nostra fama nel mondo si deve alla popolarità che nel 1600 ebbe la lirica italiana nei confronti con quella del resto dell’Europa.

I librettisti italiani infatti erano tra i più rinomati del tempo (come Pietro Metastasio), senza parlare dell’enorme fama europea di compositori come Vivaldi, Albinoni e Corelli. Spesso la lirica italiana nel ‘600 in Europa si scontrò con le rappresentazioni teatrali del luogo, ma alla fine ottenne spesso il primato di “lingua d’opera”, in Francia dove ha addirittura suscitato un vero e proprio dibattito linguistico e culturale. Ciò nonostante il teatro italiano influenzò, notevolmente moltissimi artisti e compositori dell’epoca.
In ogni caso, anche nella musica classica, dobbiamo essere fieri di aver dato la luce a tanta fioritura artistica.